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Zygmunt Bauman
Bevivino Editore
Barbaro era il termine usato dagli antichi Greci per indicare e descrivere l’insieme dei popoli vicini o lontani che non parlavano la lingua greca.
Nel Settecento diventa l’inferiore da educare e, succesivamente, il nemico che giustifica il ricorso a ogni tipo di violenza. In un percorso storico ampio, dall’origine Greca fino a Guantanamo e ai videogiochi, Bauman descrive la figura del barbaro come uno spettro o meglio come una struttura dell’immaginario capace, da un lato di codificare il rapporto che l’Occidente intrattiene e ha intrattenuto con l’altro da sé, e dall’altro di racchiudere, unire e raccogliere, al suo interno, l’Occidente intorno alla paura dell’altro. Un saggio fondamentale che suggerisce a tutta la nostra cultura una questione cruciale: «E se gli insondabili stranieri, così come noi, possedessero delle norme e delle regole di condotta, dei principi, una logica e persino un’etica?»
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